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Come fare un sito web per un'impresa edile

Come fare un sito web professionale per un'impresa edile: le pagine, le foto dei lavori, il dominio, cosa vuole la legge e cosa chiedere a chi lo fa.

Redazione Cantieri Hub

· 11 min di lettura

Scritto con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. Come lavoriamo

Un bagno appena ristrutturato con piastrelle nuove grigio chiaro e doccia a filo pavimento, un telo di protezione arrotolato e un secchio di stucco in un angolo; in primo piano, di spalle e a schermo nascosto, uno smartphone su un piccolo treppiede inquadra la stanza — come fare un sito web professionale per un'impresa edile (immagine generata con AI)

In breve

Come fare un sito web professionale per un'impresa edile: poche pagine chiare (lavori fatti con le foto, lavori che fai, zona, chi siete, contatti) su un dominio intestato all'impresa. La legge chiede, fra l'altro, la partita IVA in home page, l'informativa se il modulo raccoglie dati e il consenso per i cookie che non sono tecnici.

In questo articolo11 sezioni
  1. A cosa serve il sito di un'impresa edile?
  2. Quali pagine servono al sito di un'impresa edile?
  3. Come mostri i lavori fatti, e con quali foto?
  4. Dominio ed email: a nome di chi?
  5. Cosa vuole la legge sul sito di un'impresa?
  6. Come ti trova Google, secondo Google?
  7. Quanto costa un sito, e cosa chiedi a chi lo fa?
  8. Cosa cambia per la tua impresa
  9. Cosa fare adesso
  10. Domande frequenti
  11. Fonti

A cosa serve il sito di un'impresa edile?

Il sito serve a chi ti ha già sentito nominare per controllare chi sei prima di chiamarti. Ti ha trovato col passaparola, sulla scheda di Google, sul cartello di un cantiere o con una pubblicità: sul sito guarda i lavori fatti, la zona e come contattarti. Da solo non porta clienti: a chi ti ha trovato serve per decidere.

Prima di creare un sito per un'impresa edile, il consiglio è partire dalla scheda di Google, il profilo della tua impresa su Google. Le sue regole sono nella guida su come ti trovano su Google con la scheda.

Il sito serve anche lì: secondo le linee guida di Google, nella scheda va un telefono della sede «oppure un sito web che la rappresenti».

Quali pagine servono al sito di un'impresa edile?

Poche pagine fatte bene, scritte come parli ai clienti in cantiere. Ecco cosa deve contenere il sito web di un'impresa edile:

Pagina Cosa ci metti
Home Chi siete, che lavori fate, dove, il telefono, la partita IVA (obbligo)
Lavori fatti Foto prima e dopo, che lavoro era, la zona (non l'indirizzo), l'anno
Lavori che fai Una parte per ogni tipo di lavoro, e cosa non fai
Zona I comuni o le province dove lavori, in una pagina sola
Chi siete Il titolare, la squadra se vuole comparire, le qualifiche vere
Contatti Telefono, email, modulo, orari, sede
Privacy e cookie Le informative su dati e cookie

Le pagine sono un consiglio: nessuna norma dice quali fare. Gli obblighi di legge sono più sotto, in «Cosa vuole la legge sul sito di un'impresa?».

Nel modulo dei contatti chiedi solo quello che serve per richiamare e preparare il sopralluogo: nome, telefono, che lavoro, dove. È un consiglio, in linea col GDPR, che chiede di trattare, per impostazione predefinita, «solo i dati personali necessari» per ogni scopo (art. 25, par. 2).

Come mostri i lavori fatti, e con quali foto?

Con foto vere dei tuoi cantieri, prima e dopo, scattate dallo stesso punto. Sotto ogni lavoro, due righe: cosa c'era, cosa hai fatto, la zona.

Un esempio inventato: «Bagno, zona est, 2025: tolti sanitari e piastrelle vecchie, rifatto l'impianto dell'acqua, montata una doccia a filo pavimento».

Per la casa del cliente, il consiglio è chiedergli il permesso prima di pubblicare, meglio per iscritto: nessuna norma letta per questa guida lo chiede. Togli anche indirizzo, numero civico, targhe e nomi sui citofoni: se fanno riconoscere qualcuno, possono toccare la privacy, e per il tuo caso è da chiedere a un consulente privacy.

Se in una foto si riconosce qualcuno, il cliente o un tuo operaio, per pubblicarla serve il suo consenso (L. 633/1941, art. 96).

Le foto di un fotografo sono sue (L. 633/1941, art. 88, c. 1): se ne paghi uno, mettete per iscritto come puoi usarle. Quelle scattate da un tuo dipendente per lavoro sono dell'impresa (c. 2). Le foto trovate su internet lasciale stare: non sono lavori tuoi, e presentarle così può ingannare chi legge.

Se vuoi mostrare anche le recensioni dei clienti, come raccogliere le recensioni online è un tema a parte, come la reputazione online.

Dominio ed email: a nome di chi?

Il dominio è il nome del sito, per esempio nomeimpresa.it (inventato). Si registra tramite un registrar, cioè un'azienda accreditata che lo registra per te.

Secondo il Registro .it (regolamento versione 8.0 del 30/05/2022), il registrante, cioè chi lo intesta, «è l'unico soggetto responsabile della richiesta di registrazione e dell'uso del nome a dominio». Per questo il consiglio è intestarlo all'impresa, non a chi ti fa il sito.

Sempre secondo il Registro .it, il registrante deve comunicare subito al registrar se i suoi dati cambiano, per esempio se sposti la sede. E dalla versione 8.0 il registrar può cancellare il nome se, dopo una segnalazione del Registro sui dati del registrante, non riesce a contattarlo perché i dati sono «palesemente errati».

L'email col dominio, come info@nomeimpresa.it, non la chiede nessuna norma: è un consiglio.

Per il nome, secondo la guida introduttiva di Google (18/12/2025), mettere parole chiave nel nome del dominio «non ha quasi alcun effetto». Meglio il nome con cui i clienti ti conoscono già.

Cosa vuole la legge sul sito di un'impresa?

Queste sono regole di legge. Per ognuna, a chi si applica:

Regola A chi si applica
Partita IVA in home page Ogni impresa con partita IVA
Dati della società Spa, sapa e srl
Informativa privacy Chi raccoglie dati col sito
Consenso ai cookie Chi usa cookie non tecnici
Pubblicità corretta Chi promuove i suoi lavori

Il numero di partita IVA «deve essere indicato nelle dichiarazioni, nella home-page dell'eventuale sito web e in ogni altro documento ove richiesto» (D.P.R. 633/1972, art. 35, c. 1). La norma non dice in che punto della home page.

Vale per ogni impresa con partita IVA che ha un sito, anche se il sito serve solo a farsi conoscere: l'Agenzia delle Entrate lo ha chiarito nella risoluzione 60/E del 16/05/2006 («quand'anche utilizzato solamente per scopi pubblicitari»). Dal 1° gennaio 2027 la stessa regola è nel Testo unico IVA (D.Lgs. 10/2026), art. 68, c. 1.

Spa, sapa e srl che hanno un sito ci mettono anche le informazioni che scrivono su atti e corrispondenza (Codice civile, art. 2250, ultimo comma):

  • la sede;
  • l'ufficio del registro delle imprese e il numero d'iscrizione;
  • il capitale effettivamente versato, com'è nell'ultimo bilancio;
  • se c'è un socio unico (spa e srl);
  • che la società è in liquidazione, se lo è.

Ditte individuali, snc e sas: sul sito, da questa norma, niente. La partita IVA sì.

Se il sito raccoglie dati personali, per esempio col modulo, nel momento in cui li raccogli dici alla persona, fra l'altro (GDPR, art. 13):

  • chi sei e come contattarti;
  • per cosa usi i dati e su quale base giuridica;
  • a chi li passi, se li passi a qualcuno;
  • per quanto tempo li tieni;
  • i suoi diritti, fra cui vedere, correggere e cancellare i dati;
  • che può fare reclamo a un'autorità di controllo, come il Garante privacy.

Per un sito senza modulo, le norme lette non dicono in una frase quale informativa serva.

Salvare o leggere informazioni sul telefono o sul computer di chi visita, come fanno i cookie, si può solo col suo consenso, dopo averlo informato (Codice privacy, art. 122, c. 1). Fanno eccezione i cookie tecnici, quelli strettamente necessari a far funzionare il sito.

Se usi solo quelli, il banner non serve: secondo le linee guida del Garante privacy del 10/06/2021 basta dirlo nella home page o nell'informativa. Il consenso serve invece, per esempio, per i codici della pubblicità che seguono chi ha visitato il sito per mostrargli annunci mirati. Allora, secondo il Garante:

  • il banner, nel modello che il Garante suggerisce, si chiude con una X, e si continua a navigare senza quei cookie;
  • scorrere la pagina non vale come consenso;
  • chi dice no non può restare fuori dal sito: il «cookie wall» è illecito, salvo casi da valutare uno per uno;
  • in fondo al sito c'è un link per rivedere le scelte sui cookie.

Le statistiche delle visite fatte con un servizio esterno valgono come cookie tecnici solo a tre condizioni (par. 7.2): non fanno riconoscere la singola persona, servono solo per statistiche aggregate sui tuoi siti, e chi dà il servizio non incrocia i dati con altri né li passa ad altri. Se no, serve il consenso: chiedi a chi ti fa il sito come sono impostate.

Quello che scrivi sul sito è pubblicità: per la legge lo è ogni messaggio che promuove anche «la prestazione di opere o di servizi» (D.Lgs. 145/2007, art. 2).

Non puoi ingannare chi legge, nemmeno su chi sei: qualifiche, capacità, «i premi e i riconoscimenti» (Codice del consumo, art. 21, c. 1, lett. f, verso i privati; D.Lgs. 145/2007, art. 3, c. 1, lett. c, verso imprese e tecnici).

Verso i privati è sempre ingannevole mostrare un marchio di qualità senza averlo ottenuto, o dire di essere approvati da un ente quando non è vero (Codice del consumo, art. 23, c. 1, lett. b e d). Quindi SOA, certificazioni e iscrizioni solo se le hai e sono valide: una scaduta mostrata come valida è un'informazione non vera (art. 21, c. 1, lett. f).

Se i testi li scrive un altro, ne rispondi anche tu: per il D.Lgs. 145/2007 (art. 2) l'operatore pubblicitario è «il committente del messaggio pubblicitario ed il suo autore».

Per il tuo caso, chiedi al tuo commercialista o a un consulente privacy.

Come ti trova Google, secondo Google?

Secondo Google, i suoi sistemi danno la priorità a «informazioni utili, affidabili e create per aiutare le persone» (pagina «Crea contenuti utili…», aggiornata l'08/10/2026). Conta anche far capire chi c'è dietro, per esempio con «una pagina informativa di un sito»: la tua pagina «Chi siete».

Sulla posizione, la guida introduttiva di Google (18/12/2025) è netta: «non ci sono segreti per far raggiungere automaticamente la prima posizione nei risultati di Google al tuo sito». Sui tempi: «Alcune modifiche potrebbero essere applicate entro poche ore, altre potrebbero richiedere diversi mesi».

Per sapere se Google ha trovato il sito, cerca su Google site:nomeimpresa.it, col tuo dominio: se escono pagine tue, secondo Google sei nell'indice.

Sulle pagine per comune, le norme di Google contro lo spam (aggiornate il 02/09/2026) danno come esempio di «abuso di doorway» avere più pagine o domini «scelti come target di regioni o città specifiche che rimandano gli utenti a un'unica pagina». E i blocchi di testo che elencano le città per cui si cerca di posizionare una pagina sono «parole chiave in eccesso», una violazione delle stesse norme.

Dieci pagine quasi uguali, col solo nome del comune cambiato, somigliano proprio a quegli esempi. Meglio una pagina chiara sulla zona, e il lavoro fatto in un comune raccontato fra i lavori fatti.

Al sito arriva anche chi ti ha visto su un social o in una pubblicità: social media per imprese edili, Google Ads per imprese edili e Facebook Ads per imprese edili sono temi a parte.

Quanto costa un sito, e cosa chiedi a chi lo fa?

Su quanto costa un sito web per un'impresa edile, nessuna fonte ufficiale letta per questa guida dà un prezzo. Chiedi un preventivo scritto voce per voce, con cosa paghi una volta e cosa ogni anno.

Le voci da cercare nel preventivo:

  • il dominio: secondo il Registro .it dura un anno e si rinnova da solo a ogni scadenza, se ci sono le condizioni;
  • lo spazio sul server dove sta il sito;
  • chi lo fa: una persona, un'agenzia, oppure tu con un programma per fare siti;
  • la manutenzione: aggiornamenti dei programmi, sicurezza, copie di salvataggio;
  • le foto e i testi;
  • le caselle email col dominio;
  • lo strumento per i cookie, se il sito usa cookie che non sono tecnici.

Le domande da fare prima di firmare:

  1. Il dominio sarà intestato alla mia impresa, con i dati giusti?
  2. Chi ha le password di dominio, server, sito ed email, e me le dai?
  3. Chi aggiorna testi e foto, e quanto costa ogni modifica?
  4. Cosa succede a sito ed email se smetto di pagarti?
  5. Di chi sono i testi e le foto che fai tu?
  6. Chi sistema informativa privacy e cookie, e chi li tiene aggiornati?
  7. Come si vede il sito dal telefono?

Sulla domanda 4: secondo il Registro .it, quando finisce l'accordo che obbligava il registrar a mantenere il nome, il registrar può cancellarlo, nel periodo del rinnovo automatico, «anche senza l'esplicita richiesta da parte del Registrante». Fatti scrivere cosa succede al dominio quando il rapporto finisce.

Cosa cambia per la tua impresa

Sapere come fare un sito web professionale per un'impresa edile ti dice cosa metterci, non da dove arrivano i clienti: per quello c'è la guida su come trovare clienti per un'impresa edile.

  • Le regole valgono da quando il sito c'è: partita IVA, dati della società se sei una spa, sapa o srl, informativa se raccogli dati, consenso se usi cookie non tecnici.
  • Il dominio a nome dell'impresa e le password in mano tua ti lasciano libero di cambiare chi ti segue il sito.

Ogni richiesta che arriva dal sito diventa un sopralluogo e un preventivo: se il modulo ti dice già che lavoro è e dove, arrivi preparato. Il passo dopo è come fare un preventivo edile.

Cosa fare adesso

  1. Questa settimana controlla a nome di chi è il dominio e chi ha le password.
  2. Controlla che in home page ci sia la partita IVA e, se sei una spa, sapa o srl, che sul sito ci siano i dati dell'art. 2250 del Codice civile.
  3. Da oggi fotografa ogni lavoro prima e dopo, e chiedi al cliente il permesso di pubblicare, meglio per iscritto.
  4. Scrivi in una pagina sola la zona, i lavori che fai e quelli che non fai.
  5. Chiedi a chi ti segue il sito quali cookie usa e come sono impostate le statistiche.
  6. Prima di firmare con chi ti fa il sito, mandagli le sette domande e fatti rispondere per iscritto.
  7. Per il tuo caso, chiedi al tuo commercialista o a un consulente privacy.

Domande frequenti

Serve un sito se ho già la scheda di Google?

Sì, se vuoi mostrare i lavori fatti e spiegare cosa fai e dove. Il consiglio è partire dalla scheda di Google e fare il sito dopo, con poche pagine chiare. Il sito da solo non porta clienti: serve a chi ti ha trovato per decidere.

La partita IVA va sul sito anche se non vendo online?

Sì. Il D.P.R. 633/1972 (art. 35, c. 1) la vuole «nella home-page dell'eventuale sito web», e per l'Agenzia delle Entrate (risoluzione 60/E del 16/05/2006) vale anche per il sito «utilizzato solamente per scopi pubblicitari». Dal 1° gennaio 2027 la stessa regola è nel Testo unico IVA (D.Lgs. 10/2026), art. 68, c. 1.

Posso pubblicare le foto dei lavori fatti a casa dei clienti?

Per la casa, le norme lette non chiedono il permesso del cliente: chiederlo, meglio per iscritto, è un consiglio. Togli anche indirizzo, civico, targhe e nomi: se fanno riconoscere qualcuno, possono toccare la privacy. Se nella foto si riconosce una persona, serve il suo consenso (L. 633/1941, art. 96). Per il tuo caso, chiedi a un consulente privacy.

Conviene fare una pagina per ogni comune?

Secondo le norme di Google contro lo spam (aggiornate il 02/09/2026), più pagine fatte per città che rimandano allo stesso posto sono un esempio di «abuso di doorway». Meglio una pagina chiara sulla zona e i lavori veri, con le loro foto.

Fonti

  1. Normattiva D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 35, testo in vigore al 19/10/2026
  2. Agenzia delle Entrate Risoluzione n. 60/E del 16 maggio 2006, partita IVA nel sito web
  3. Normattiva D.Lgs. 19 gennaio 2026, n. 10, Testo unico IVA, artt. 68 e 171
  4. Normattiva, Codice civile Art. 2250
  5. EUR-Lex Regolamento (UE) 2016/679 (GDPR), artt. 13 e 25
  6. Normattiva, Codice privacy (D.Lgs. 196/2003) Art. 122
  7. Garante privacy Linee guida cookie e altri strumenti di tracciamento, 10 giugno 2021
    1. Normattiva, legge sul diritto d'autore (L. 633/1941) Art. 88
    2. Normattiva, legge sul diritto d'autore (L. 633/1941) Art. 96
    1. Normattiva, Codice del consumo (D.Lgs. 206/2005) Art. 21
    2. Normattiva, Codice del consumo (D.Lgs. 206/2005) Art. 23
    1. Normattiva, D.Lgs. 2 agosto 2007, n. 145 Art. 2
    2. Normattiva, D.Lgs. 2 agosto 2007, n. 145 Art. 3, pubblicità ingannevole
  8. nic.it Regolamento di assegnazione e gestione dei nomi a dominio, versione 8.0, 30 maggio 2022
    1. Guida di Google Norme relative allo spam per la Ricerca Google, aggiornata il 02/09/2026
    2. Guida di Google Crea contenuti utili, affidabili e pensati per le persone, aggiornata l'08/10/2026
    3. Guida di Google Guida introduttiva alla SEO, aggiornata il 18/12/2025
    4. Guida di Google Linee guida per la rappresentazione della tua attività su Google, letta il 19/10/2026

Come è nato questo articolo

Abbiamo preparato questo articolo con l'aiuto di strumenti di intelligenza artificiale, partendo solo dagli atti ufficiali elencati nelle Fonti. Prima di pubblicarlo, una persona della Redazione Cantieri Hub l'ha letto per intero e ha controllato i fatti sulle fonti. La responsabilità di quello che pubblichiamo è di Cantieri Hub. Anche l'immagine di copertina è fatta con l'intelligenza artificiale, come dice l'etichetta «AI» nell'angolo: non è una foto vera.

L'articolo spiega la norma in generale: per il tuo caso chiedi al tuo commercialista, al consulente del lavoro o a un avvocato. Hai visto un errore? Scrivi a info@cantierihub.com: lo correggiamo e lo diciamo in cima all'articolo. Come lavoriamo

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